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Perché il fondatore di Litecoin ha venduto tutte le criptomonete create

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Perché il fondatore di Litecoin ha venduto tutte le criptomonete create



Charlie Lee ha venduto tutti i suoi Litecoin, la criptovaluta che ha fondato nel 2011. È un po’ come se il fondatore di una società quotata avesse venduto tutte le sue azioni. Le logiche sono diverse, certo. Ma da oggi Lee, il Satoshi Nakamoto dei Litecoin (non a caso su Twitter si fa chiamare @SatoshiLite), ha smesso di veder fluttuare il proprio patrimonio in base al valore della “sua” criptomoneta, come farebbe un azionista.

Lee ha spiegato le sue motivazioni in un post su Reddit. Con 384.000 follower su Twitter, è diventato una voce importante nel mondo delle criptovalute. “Ogni volta che twitto sul prezzo del Litecoin o anche solo notizie buone o cattive, vengo accusato di farlo a titolo personale. Alcune persone pensano addirittura che io stia scommettendo contro litecoin”.

In sostanza, Lee sarebbe stanco di ricevere accuse secondo le quali sfrutterebbe il suo seguito sui social per giocare con il prezzo della criptovaluta. Un’accusa rafforzata dal fatto che il fratello, Bobby, è tra i fondatori di Btcc, la più grande piattaforma di scambio al mondo.  “Mi sono sempre astenuto dall’acquistare o vendere litecoin prima o dopo i miei tweet più importanti, ma questo lo so solo io”, afferma Lee. “E ci sarà sempre il dubbio che le mie azioni siano orientate ad aumentare la mia ricchezza personale piuttosto che il successo di litecoin e delle criptovalute in generale”.

Per favore, non chiedetemi quanti ne possedevo e a che prezzo li ho venduti

Lee spiega quindi di “percepire, in un certo senso, un conflitto di interessi tra possedere Litecoin e twittare sull’argomento”. Per questo ha detto basta. “Ho venduto o donato tutti i miei litecoin”. Una decisione che sarebbe quindi basata sulla trasparenza e non sulla convinzione che la criptovaluta sia destinata a deprezzarsi dopo l’exploit del 2017 (dall’inizio dell’anno è passata da 3,65 dollari a oltre 360, raggiungendo una capitalizzazione di oltre 17 miliardi di dollari che la rendono la quinta criptovaluta al mondo).

“Per favore, non chiedetemi quanti ne possedevo e a che prezzo li ho venduti”, scrive Lee, convinto che il suo impegno nella promozione di litecoin “verrà ricompensato in futuro attraverso altre modalità” (anche se non dice quali). A differenza delle azioni, è complicato cogliere le relazioni causa-effetto che influenzano l’andamento di una criptovaluta.

Giornate complicate per molte criptovalute

Il post di Lee non ha comunque contribuito a calmare una giornata già complessa. Il prezzo di litecoin ha perso circa il 7%. Bitcoin, dopo un tonfo che lo aveva portato sotto i 16.000 dollari, resta negativo ma con un passivo piu’ tenue: sta perdendo circa il 3%. Colpa, almeno cosi’ pare (almeno in parte) del lancio di Bitcoin Cash su Coinbase: la criptovaluta sorella della primogenita ha superato i 3.900 dollari, con un progresso del 65% nelle ultime 24 ore.

Complice la tempistica del suo intervento, di poco precedente al lancio di Bitcoin Cash su Coinbase e a una delle giornate piu’ agitate nella storia delle criptovalute, il passo indietro di Lee non ha sortito l’effetto desiderato. Come sottolinea in un aggiornamento del post su Reddit, alcuni utenti lo accusano di aver liquidato i litecoin anche per pompare Bitcoin Cash. “Sembra proprio che io non riesca a uscirne”.

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